La lotta costante per il cibo e lo spazio: una questione di nicchia

Il post fa parte del carnevale della Biodiversità. Trovate tutti i contributi sul blog Leucophaea compresi in una review redatta da Marco Ferrari in cui potrete anche lasciare tutti i vostri commenti. Ma veniamo a noi, facciamo un po’ di presentazioni.

Angelino ha lavorato per quasi trent’anni in fabbrica, operaio specializzato, tornitore. Aveva cominciato come apprendista da ragazzino nel pieno del miracolo economico industriale, dopo la guerra, quando per giovani in gamba come lui c’erano possibilità a perdita d’occhio e lavoro fino alla noia. Le cose sono molto cambiate da allora e adesso suo figlio se la cava in un qualche modo, fa siti internet, il cameriere, qualche ripetizione, l’educatore in un centro estivo, dei laboratori nelle scuole e qualche collaborazione come grafico. Nessuno di questi lavori in genere dura più di un mese e spesso non più di una settimana. Tutto sommato non è male. Hai sempre il brivido della novità e il sudore freddo della paura. In ogni caso si trema un sacco.

All’improvviso i cambiamenti del clima politico economico finanziario globale fanno scoppiare in una bolla dopo l’altra le certezze di molte famiglie. Il tempo è denaro! Ma allora come oggi non è vero il contrario e Angelino ormai è troppo vecchio. La sua azienda come molte altre chiude costringendolo nella situazione di esubero nel pieno della desertificazione della pianura padana mentre chi può tra i suoi capi si trasferisce verso luoghi più competitivi, oltre il Danubio, dove un altro Angelino può prendere il posto di quello vecchio alla metà del suo stipendio.

La nicchia ecologica in biologia è esattamente questo.
Lasciatemelo spiegare con un disegno. Un individuo di una certa specie ha un certo spazio entro il quale può vivere e riprodursi e oltre il quale si estingue (oppure, come direbbe Marx, fa la rivoluzione). Lasciamo perdere Angelino e Marx al loro destino e prendiamo un pesce, vivo, e cerchiamo di mantenerlo vivo. Dobbiamo dargli un ambiente con alcune condizioni di salinità e temperatura dell’acqua. Questo definisce un’area all’interno dello spazio cartesiano che abbiamo disegnato in cui il nostro pesce sta bene.

nicchia ecologica

Aggiungiamo una condizione che è quella della disponibilità di prede, animali o vegetali, e abbiamo un volume nello spazio tridimensionale definito dalle tre variabili. Ora chiedo un aiuto alle vostre facoltà di astrazione per fare un salto fuori dall’acquario verso l’ambiente naturale dove la nicchia ecologica di ogni essere vivente è un multispazio fatto di molte variabili interdipendenti. Bel casino eh?

sistema complesso

Seguitemi ancora perché non è finita, mancano ancora due pezzi. Il primo sono le interazioni con altri organismi, conspecifici o meno, che possono generare competizione e comportamenti di parassitismo, predazione, sfruttamento salariale etc.. o cooperazione e vari tipi di simbiosi. L’altro pezzo è il tempo che trasforma il nostro spazio in un flusso in continuo cambiamento. Qualcuno riesce a cambiare con esso o a inseguire determinate condizioni ambientali mantenedo la propria specificità, altri no. In natura si chiama selezione naturale, per Angelino riposizionamento di carriera.

Ma come agisce la selezione naturale e in che modo interagisce con la Biodiversità?
La perdita di quest’ultima testimoniata negli anni da molti studi ci da un’idea di come rapidi cambiamenti ambientali e l’aumento della competizione per il cibo e lo spazio con altre specie, come l’uomo ad esempio, possano portare all’estinzione molte specie. La selezione naturale non è una spinta creatrice, non ha una finalità di alcun genere. È solo una selezione operata sulla diversità già esistente in natura. A dirla tutta, come disse Ernst Mayr in un’intervista[1], andando un po’ a cercare il pelo nell’uovo, il meccanismo dell’evoluzione non è una selezione del più adatto, ma una (de)selezione del non adatto.

Le riflessioni da fare al riguardo sono tante e l’esperienza ci insegna che in natura niente è semplice; siamo biologi evoluzionisti, mica medici o ingegneri.
Voglio citare, anche se non posso approfondirlo, uno studio[2] pubblicato una decina di giorni fa su Plos Biology in cui i ricercatori mostrano come, in una popolazione selvatica di cinciallegre (Parus major), ci sia una associazione positiva tra la forza della selezione naturale su un carattere (il periodo della riproduzione) e l’espressione di varianza genetica su questo stesso carattere. Lo studio di tipo associativo non permette di individuare un rapporto di causa-effetto tra i due fattori ma suggerisce la presenza di meccanismi che possono influire sulla velocità delle risposte microevolutive ai cambiamenti dell’ambiente.

Sarebbe affascinante scoprire che la vita ha imparato che niente è per sempre,
e che nella storia del nostro pianeta l’unica cosa costante è il cambiamento. Probabilmente avrebbe senso aspettarsi che in passato quelle forme di vita in grado di reagire a periodi di stress aumentando il campionario di variabilità da esibire alla selezione naturale, anche al prezzo di tanti esperimenti sbagliati, abbiano avuto qualche vantaggio e abbiano trasmesso questa caratteristica ai discendenti. Ma forse sarebbe ancora più affascinante poter pensare che la nostra società, sempre che ne esista ancora una, possa imparare da tanti esperimenti sbagliati nella storia naturale e umana per progettare un mondo che abbia al centro il benessere dell’uomo e del pianeta in cui vive.

Fonti e ispirazioni:
[1]: L’intervista a Ernst Mayr nell’enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche.
[2]: Husby A, Visser ME, Kruuk LEB (2011) Speeding Up Microevolution: The Effects of Increasing Temperature on Selection and Genetic Variance in a Wild Bird Population. PLoS Biol 9(2): e1000585. doi:10.1371/journal.pbio.1000585

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